lunedì 3 aprile 2017

Attentato a Pietroburgo

lunedì 3 ottobre 2016

Russia, elezioni parlamentari 2016







Una doverosa precisazione circa le
definizioni di destra e sinistra nella politica russa. Agli albori della perestrojka,
i fautori di Boris El’cin, Egor Gajdar, ecc. venivano definiti “di sinistra”, perché
riformavano il tradizionale ordinamento socialista dell’URSS, e in Occidente i
riformatori sono considerati “di sinistra” per definizione.

Con la dissoluzione
dell’Unione Sovietica, anche in Russia il capitalismo è stato considerato un
regime tradizionale, ed ecco che i sedicenti “riformatori” sono diventati “di
destra”, come tutti i conservatori occidentali: visti i secoli di capitalismo
in Occidente, la destra è quella che difende l’ordine economico costituito, i
valori del mercato, gli interessi dei proprietari privati; la sinistra, ovviamente,
comprende radicali e riformatori comunisti e socialisti.


Da sempre in Italia si
cerca di ascrivere all’estrema sinistra e rivoluzionaria anche il terrorismo
“rosso” (BR, NAP, PL, sono solo le punte dell’iceberg). Un capitolo a parte meriterebbe
il terrorismo “nero” (NAR, Avanguardia Nazionale, Ordine Nero, ecc.), con i
tentativi di appropriarsi delle sigle storicamente comuniste (Ordine Nuovo,
Fronte della Gioventù, Rinascita) ed i loro legami, non solo in Italia ma in
Europa, con l’estrema destra nazista, razzista e populista. Ma qui parliamo di Russia.

In Occidente raramente si osserva una congiuntura tra destra e sinistra estreme,
una commistione tra idee comuniste e nazionaliste, mentre nella Russia odierna le
idee tipo “confiscare e redistribuire”, “la Russia prima di tutto” et similia
le troviamo un po’ ovunque, dai rossobruni (che è già una contraddizione in
termini) del disciolto Partito Nazional-Bolscevico e fino ai Partiti
tradizionalmente d’opposizione, di destra e di sinistra.

Acronimo europeo
Collocazione
Partito europeo
Italiani
PPE
Centrodestra
Partito Popolare Europeo
FI, NCD, UDC, SVP, Popolari
ECR
Centrodestra
Conservatori e Riformisti Europei
CoR
PVE
Centrosinistra
Partito Verde Europeo
Verdi, Vërc de Südtirol
ALDE
Centro
Alleanza Democratici e Liberali per l’Europa
Radicali, Centro Democratico, PRI, Scelta Civica
GUE
Sinistra
Sinistra Unita Europea
Tsipras, PRC, PdCI
S&D
Centrosinistra
Alleanza Progressista Socialisti e Democratici
PD, PSI
ELDD
Destra
Europa Libertà e Democrazia Diretta
M5S
ENL
Estrema Destra
Europa delle Nazioni e della Libertà
Lega Nord
Con quali
formazioni europee sono affini i Partiti russi? Russia Unita con il
centrodestra del Partito Popolare Europeo, quindi con Forza Italia e il Nuovo
Centro Destra. I Verdi con i Verdi, nessuna sensazionalità. I
liberaldemocratici di Žirinovskij con l’estrema destra dell’Europa delle
Nazioni e della Libertà, quindi con la Lega Nord. La Mela (Jabloko) di
Javlinskij con i centristi dell’Alleanza Democratici e Liberali per l’Europa,
quindi con i radicali pannelliani e la Scelta Civica di Monti. I comunisti con
la Sinistra Unita Europea, anche qui nessuna sorpresa, quindi con Tsipras,
Rifondazione e Comunisti Italiani. Finalmente, i socialisti di Mironov con l’Alleanza
Progressista Socialisti e Democratici. Stranamente, nessuno fa riferimento alla
destra dell’Europa della Libertà e della Democrazia Diretta, quindi nessuno sta
con i grillini.



Partito
Collocazione
Ideologia
Europa
Russia Unita
Centrodestra
Conservatorismo russo,
tradizionalismo
PPE
Verdi
Centrosinistra
Socialdemocrazia
PVE
Partito Liberal-Democratico
Estrema destra
Nazionalismo russo,
panslavismo, neoimperialismo, anticomunismo, populismo
ENL
Partito della Libertà Popolare
Centrodestra
Liberalismo, democrazia
liberale, federalismo, europeismo, diritti umani
ALDE
Mela
Centro
Liberalismo sociale, socialdemocrazia,
europeismo, Internazionale Liberale
ALDE
Partito Comunista
Sinistra
Comunismo, marxismo-leninismo,
socialismo democratico, patriottismo, secolarismo, libertà confessionale
GUE
Russia Giusta
Centrosinistra
Socialdemocrazia, socialismo
democratico, Internazionale Socialista
S&D

Con questa
premessa, in Russia esistono oltre un centinaio di Partiti. Per poter
partecipare alle elezioni bisogna però registrarsi, e i Partiti registrati sono
77. 75 di questi avevano poi il diritto di presentarsi alle elezioni. Per
esercitare tale diritto, oltre ai Partiti che si sono presentati in quanto
avevano superato lo sbarramento del 5% alle elezioni precedenti (2011, quattro
Partiti), occorreva essere già presenti in almeno uno dei consigli regionali
del Paese (che è suddiviso in 85 regioni, o “soggetti della Federazione”). In
assenza di tali due condizioni, è possibile presentarsi ugualmente, ma occorre
raccogliere 200.000 firme (gli elettori sono poco meno di 112 milioni, quindi
meno dello 0,2%). Si sono quindi presentati 22 Partiti.

Un’ulteriore importante
precisazione: nel 2016, si è tornati ad un sistema elettorale “misto”, metà dei
450 deputati vengono eletti col sistema proporzionale, e metà con quello
“monomandatario” (una sorta di maggioritario). Ebbene, di quei 22 Partiti, tre
si sono presentati con il solo monomandatario, ad uno non è stato consentito di
partecipare in quanto non presente in alcuno dei consigli regionali e quattro
non hanno raccolto il numero necessario di firme. Concludendo, nelle schede
elettorali del 18 settembre 2016 erano presenti 14 liste.

Per avere dei deputati anche
stavolta occorreva superare lo sbarramento del 5%; tuttavia, superando il 3%,
si accede ai rimborsi statali per la campagna elettorale. Sono stati eletti
quattro Partiti (in realtà sei, con i monomandatari), e nessuno degli altri
dieci ha raccolto un consenso sufficiente per ottenere detto rimborso.

Le elezioni si sono svolte in modo
del tutto regolare, contrariamente a quanto alludevano i media mainstream (che
in italiano dovrebbero chiamarsi “principali mezzi di comunicazione”) occidentali,
a meno che non si vogliano definire illegittime delle elezioni in cui solo in
nove seggi su 95.000 sono state registrate delle irregolarità e dove
conseguentemente sono state invalidate le elezioni (che ovviamente verranno
ripetute). Si tenga conto che, oltre a moltissime urne elettroniche (dove
quindi le schede vengono conteggiate e assegnate in tempo reale, per poi essere
verificate nuovamente a mano al termine delle consultazioni, e i due dati
debbono coincidere), i seggi sono muniti di webcam, che permettono a chiunque
(elettore o meno, in Russia o all’estero) di vedere comodamente a casa quel che
accade nel seggio in tempo reale, dall’inizio delle elezioni e fino al termine
dello spoglio.

Detto tutto ciò, possiamo invece
muovere alcune critiche circa gli esiti. Intanto, a causa del già citato
ritorno al sistema misto maggioritario-proporzionale, il Partito di
maggioranza, con il 54% delle preferenze, grazie ai monomandatari ha ottenuto
343 deputati su 450, cioè il 76%, passando quindi dalla maggioranza assoluta a
quella costituzionale. Certo, le prime dichiarazioni del presidente
(segretario) del Partito, Dmitrij Medvedev (l’attuale primo ministro del Paese),
cercano di essere rassicuranti: ascolteremo e collaboreremo con l’opposizione.

L’opposizione però
è ridotta al lumicino suo malgrado (13,34% ai comunisti, ma 9,33% dei deputati;
13,14% ai liberaldemocratici di Žirinovskij, 8,67% dei deputati; 6,22% ai
socialisti di Mironov, 5,11% dei deputati).

Si registra inoltre, già in
queste prime settimane, un’ingerenza esponenziale della chiesa ortodossa nella
vita pubblica, politica, sociale e culturale del Paese, persino nell’arte, soprattutto
nel campo dei diritti (aborto, divorzio), dell’istruzione (materie, libri di
testo) e della visibilità mediatica, nonostante che per legge la Russia sia un
Paese laico, multietnico e multiconfessionale (artt. 14, 19 e 28 della
Costituzione), in cui convivono senza problemi cristiani ortodossi (41%),
musulmani (7%), buddisti (1%) e persino atei (13%).

Una nota a margine riguarda i
comunisti. Resta un inquietante retrogusto per l’ammissione alle elezioni di un
sedicente “Partito dei comunisti della Russia”, il cui simbolo, rispetto a
quello del tradizionale PCFR, risulta identico, fatta eccezione che è rappresentato
da una falce e martello bianca su sfondo rosso, mentre per il PCFR, viceversa,
la falce e martello è rossa su sfondo bianco. Queste sedicenti “coalizioni
tecniche”, tecnicamente appunto, si chiamano “Partiti spoiler” (in Italia,
“Partiti civetta”), assieme ai vari “Partito Democratico”, “Partito Popolare”,
KPSS (come il PCUS, ma che vuol dire “Partito Comunista della Giustizia
Sociale”), “Posizione Civica”, “Unione dei Cittadini”, “Paese Natio” e “Partito
Social-Democratico”. Ebbene, il PCR ha preso il 2,27%, senza ottenere alcun
deputato, che altrimenti sarebbe andato ad aggiungersi al 13,34% del PCFR.

Adesso però dobbiamo analizzare l’affluenza
e i valori assoluti ottenuti dai Partiti in termini di voti.

Anno
Elettori
Votanti
%
1993
106.107.348
58.187.755
55%
1995
107.496.558
69.614.711
65%
1999
108.072.348
66.840.603
62%
2003
108.906.249
59.684.742
55%
2007
109.145.517
68.777.136
63%
2011
109.229.337
64.615.252
59%
2016
110.061.200
51.649.253
47%
Russia Unita
parla di vittoria schiacciante. Ha però votato il 47% degli elettori. Per
carità, E’ sempre un buon risultato rispetto al 43% dei Paesi membri dell’UE
alle ultime elezioni europee del 2014: Austria (46%), Bulgaria (35%),
Repubblica Ceca (19%), Cipro (44%), Croazia (25%), Estonia (36%), Finlandia
(41%), Francia (43%), Germania (48%), Inghilterra (36%), Lettonia (30%),
Lituania (45%), Olanda (37%), Polonia (23%), Portogallo (34%), Romania (32%),
Slovacchia (13%), Slovenia (21%), Spagna (46%), Svezia (49%), Ungheria (29%)
non hanno nulla da insegnare, per non parlare degli Stati Uniti, dove votano i
cosiddetti “grandi elettori” anziché il popolo e si arriva al 43%. Come che
sia, mi pare che in Russia ci sia poco da stare allegri: un calo netto di 13
milioni di votanti, nonostante gli elettori siano aumentati di un milione per
l’adesione della Crimea, è comunque un dato preoccupante.
Partito
2016
Patria
1,51%
Comrus
2,27%
PRPG
1,73%
RU
54,20%
Verdi
0,76%
P.Civica
0,22%
PLDR
13,14%
Parnas
0,73%
Crescita
1,29%
F.Civica
0,14%
Mela
1,99%
PCFR
13,34%
Patrioti
0,59%
RG
6,22%
E’ vero: in
percentuale, Russia Unita ha guadagnato il 5%. Tuttavia, proprio per il citato
calo dell’affluenza, essa ha perso quattro milioni di voti. Ha semplicemente
perso meno degli altri.
Partito
2011
2016
RU
32.371.737
28.527.828
PLDR
7.664.516
6.917.063
Crescita
392.727
679.030
Mela
2.252.327
1.051.335
PCFR
12.599.420
7.019.752
Patrioti
639.067
310.015
RG
8.695.458
3.275.053
Questo non
riguarda affatto la popolarità di Putin come presidente: la sua popolarità era
e resta di gran lunga superiore a quella del suo Partito. Tuttavia, è
innegabile che, con percentuali del genere, Russia Unita abbia la forte
tentazione di persistere nel suo essere Partito contenitore onnicomprensivo dal
piglio decisionista.
Elezioni
Parlamentari
Presidenziali
2003
37,56%

2004

71,31%
2007
64,30%

2008

70,28%
2011
49,31%

2012

63,60%
2016
54,20%