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lunedì 21 ottobre 2019

Basta con le repressioni yankee!

Iniziamo con una breve cronistoria. Sono presente nel social network Facebook dal 2007, sono dodici anni. Ogni anno, quattro volte all’anno, trimestralmente, vengo bloccato per un mese, in pratica sono presente al 75%. Le ragioni sono le più disparate e le più risibili, recentemente (2019) per aver ricordato (2017) che Puškin era negro (mi rifiuto di definirlo, in italiano o in russo, colorato o abbronzato) e per aver condiviso (2015) un articolo di una rispettabilissima e storica testata sovietica e russa (Izvestija) in cui si stigmatizzava il blocco di numerose testate, funzionari dello Stato, giornalisti, esponenti politici di primo piano, ministri che parlassero di Ucraina.

La redazione "russofona" (???)
di Facebook a Dublino

Di tutto questo ho scritto innumerevoli volte nel mio blog principale, http://markbernardini.blogspot.com, e ho poi trovato molte persone che hanno condiviso i miei articoli di denuncia in Facebook. Difficile imbavagliarmi. Evidentemente, lo hanno capito anche i fascistelli delle redazioni italiana e russa di Fasciolibro (giova specificare che entrambe si trovano a Dublino per pagare meno tasse). Hanno quindi ora inventato un nuovo escamotage: non è più possibile condividere alcunché dal mio blog, perché… sarebbe una fonte di spam. Con effetto retroattivo: sono anche sparite tutte le condivisioni di questi anni, come se non fosse mai esistito. Naturalmente, è facile dimostrare che non c’è mai stato alcuno spam, può verificarlo chiunque vada anche adesso nel blog in questione. Ma non è questo il punto.

Il fatto è che anche questa vessazione è poco efficace. Ho altri 5-6 blog, continuerò a pubblicare e condividere in Facebook. Il giorno che dovessero bloccarli tutti, ne aprirei ulteriormente altri, all’infinito. Cosa possono farmi ancora? Glielo suggerisco io, anche se non potranno procurarmi che il fastidio di una puntura di zanzara.

Possono cancellare definitivamente il mio account. Beh, ne aprirei altri sempre all’infinito, ed anche bloccare il mio indirizzo principale di posta elettronica ed il mio cellulare non raggiungerebbe il risultato sperato, giacché ho svariati indirizzi e SIM card. Questo comporterebbe comunque la scomparsa di varie mie pagine e gruppi (uno per tutti, “Italiani di Russia”, esistente dal 2008, con oltre 7.000 iscritti). Solo che sono presente in molti altri social network, per esempio “V Kontakte” (http://vk.com) e “Odnoklassniki” (http://ok.ru), ma non sono gli unici, ed in essi ho già creato le “repliche” dei miei gruppi più importanti in Facebook.

Allora potrebbero bloccare il mio IP. Neanche questo risolverebbe il problema della mia fastidiosa presenza: oltre al Wi-Fi in casa, ho quello del cellulare, e dopo quello basta uscire di casa, Mosca ha il Wi-Fi gratuito in tutto il territorio urbano e sui mezzi pubblici sotterranei e di superficie, poi ci sono tutti i locali, non ce n’è uno che non lo abbia. Finalmente, per mestiere viaggio molto, non sempre mi collego da Mosca e non sempre dalla Russia.

Chiedo quindi a questi smanettoni peticellosi (potrebbero essere miei figli, il dio in cui non credo me ne scampi!) di riservare le loro attenzioni ad obiettivi più nobili, più degni di tale invidiabile costanza, per giustificare i loro stipendi.

sabato 9 luglio 2016

Accordi di Minsk, sanzioni 2017

Il 1° luglio 2016 il Consiglio dell’Unione Europea ha prorogato le sanzioni economiche riguardanti settori specifici dell’economia russa fino al 31 gennaio 2017. Il 19 marzo 2015 il Consiglio europeo aveva convenuto di far dipendere la durata delle sanzioni dalla piena attuazione degli accordi di Minsk, che doveva avvenire entro il 31 dicembre 2015.

Dunque, tutto si incentra sugli accordi di Minsk. Sono fermamente convinto che ben pochi ne abbiano letto il contenuto. Vediamo allora di fare chiarezza. Ecco il testo completo in italiano (non è affatto lungo), mentre l'originale ufficiale in russo è consultabile sul sito del Cremlino.

1. Immediato e completo cessate del fuoco nelle zone di conflitto delle regioni di Donetsk e Lugansk, regioni dell’Ucraina, e sua rigorosa attuazione a partire dalle 00 h. 00 min. (tempo di Kiev) del 15 Febbraio 2015.

2. Ritiro di tutte le armi pesanti da ambo le parti a distanze uguali per creare una zona di sicurezza con profondità almeno 50 km [distanza tra le due parti] riferita a sistemi di artiglieria di calibro di 100 mm o più, aumentata [la profondità della zona di sicurezza] a 70 km per i sistemi MLRS [lanciarazzi multiplo] e a 140 km per i sistemi MLRS “Tornado-S”, “Hurricane”, “Twister” e sistemi missilistici tattici “Punto” (“punto Y”):

– per le truppe ucraine, [il ritiro deve avvenire] dalla linea reale di contatto [attuale];

– per le forze armate delle regioni di Donetsk e Lugansk, regioni dell’Ucraina, dalla linea di contatto stabilita in base al memorandum di Minsk del 19 settembre 2014.

Il ritiro delle armi pesanti di cui sopra deve iniziare non oltre il secondo giorno dopo il cessate il fuoco e terminare entro 14 giorni. A questo processo contribuirà l’OSCE, con il sostegno del gruppo di contatto delle tre parti [Ucraina, Russia, OSCE].

3. Garantire un controllo efficace e la verifica del cessate il fuoco e il ritiro delle armi pesanti dal primo giorno del ritiro da parte dell’OSCE, con l’impiego di tutti i mezzi necessari, compresi satelliti, droni, sistemi radar e così via.

4. Nel primo giorno dopo il ritiro, avviare un dialogo sulle modalità delle elezioni locali in conformità con la legge ucraina e la legge dell’Ucraina “Sull’ordine temporaneo del governo locale in alcune regioni di Donetsk e Lugansk“, così come il futuro funzionamento di queste aree, sulla base della legge. Immediatamente, entro e non oltre 30 giorni dalla data di sottoscrizione del presente documento, adottare una risoluzione della Verkhovna Rada [Parlamento] dell’Ucraina per il territorio coperto dal regime speciale in conformità con la Legge dell’Ucraina “Sull’ordine temporaneo del governo locale in alcune zone dei regioni Donetsk e Lugansk“, basato sulla nota al Protocollo di Minsk del 19 settembre 2014.

5. Stabilire indulti e amnistie mediante l’emanazione di una legge che vieta la perseguibilità e la punizione delle persone in relazione agli eventi che hanno avuto luogo in alcune zone delle regioni di Donetsk e Lugansk dell’Ucraina.

6. Assicurarsi che il rilascio e lo scambio di ostaggi e persone detenute illegalmente avvenga in base al principio del “tutto per tutti“. Questo processo deve essere completato entro e non oltre il quinto giorno dopo il ritiro.

7. Fornire un accesso sicuro, consegna, stoccaggio e distribuzione di assistenza umanitaria ai bisognosi sulla base di un meccanismo internazionale.

8. Determinazione delle modalità del completo ripristino delle relazioni socio-economiche, compresi i trasferimenti sociali, come le pensioni e altri pagamenti (ricavi e proventi, pagamento puntuale di tutte le bollette, il rinnovo della tassazione nel quadro giuridico ucraino). A tal fine, l’Ucraina riacquisisce il controllo del sistema bancario nelle zone colpite dal conflitto, con la facoltà di ricorrere a un meccanismo internazionale per facilitare tali trasferimenti.

9. Ripristinare il pieno controllo del confine di Stato dell’Ucraina da parte del governo in tutta la zona del conflitto, che dovrà iniziare dal primo giorno dopo [lo svolgimento delle] le elezioni locali ed essere completata dopo una soluzione politica globale (elezioni locali in alcune zone delle regioni di Donetsk e Lugansk, sulla base della legge dell’Ucraina e della riforma costituzionale) entro la fine del 2015, fatto salvo il paragrafo 11, in consultazione e d’intesa con i rappresentanti delle singole regioni di Donetsk e Lugansk nel quadro del gruppo di collegamento tripartito [Ucraina, Russia, OSCE].

10. Il ritiro di tutte le forze armate straniere, delle attrezzature militari, così come dei mercenari dal territorio dell’Ucraina sotto la supervisione dell’OSCE. Disarmo di tutti i gruppi illegali.

11. La riforma costituzionale in Ucraina con l’entrata in vigore, entro la fine del 2015, di una nuova costituzione, intesa come elemento chiave di decentramento (tenendo conto delle caratteristiche delle singole zone delle regioni di Donetsk e Lugansk, concordato con i rappresentanti di questi settori), nonché l’adozione della legge permanente sullo status speciale delle singole regioni di Donetsk e Lugansk, conformemente alle misure di cui alla Nota [1], fino alla fine del 2015.

12. Sulla base della legge dell’Ucraina “Sull’ordine temporaneo di governo locale in alcune regioni di Donetsk e Lugansk” per quanto riguarda le elezioni locali, [queste] saranno discusse e concordate con le singole zone delle regioni di Donetsk e Lugansk nel quadro del gruppo di collegamento tripartito. Le elezioni si terranno nel rispetto delle pertinenti norme dell’OSCE e col monitoraggio da parte dell’ODIHR dell’OSCE.

13. Intensificare le attività del gruppo di collegamento tripartito, anche attraverso la costituzione di gruppi di lavoro per attuare gli aspetti rilevanti del Protocollo di Minsk [del 19 settembre 2014]. Tali gruppi di lavoro riflettono la composizione del gruppo di collegamento tripartito.

Nota [1]: Tali misure [per la legge permanente sullo status speciale delle singole regioni di Donetsk e Lugansk], in conformità con la legge “Sull’ordine speciale del governo locale in alcune regioni di zone di Donetsk e Lugansk” sono le seguenti:

– l’esenzione da pene, molestie e discriminazione di individui associati con gli eventi che hanno avuto luogo in alcune aree delle regioni di Donetsk e Lugansk;

– il diritto all’autodeterminazione della lingua;

– la partecipazione dei governi locali alla nomina dei capi delle procure e dei tribunali nelle regioni di Donetsk e Lugansk;

– la possibilità per le autorità esecutive centrali di concludere con le autorità locali competenti un accordo sullo sviluppo economico, sociale e culturale delle singole regioni di Donetsk e Lugansk;

– lo Stato sosterrà lo sviluppo socio-economico delle singole regioni di Donetsk e Lugansk;

– l’assistenza del governo centrale per la cooperazione transfrontaliera in aree selezionate delle regioni di Donetsk e Lugansk e di regioni della Federazione Russa;

– la creazione di unità di milizia popolare di supporto alle amministrazioni locali, al fine di mantenere l’ordine pubblico nelle regioni di Donetsk e Lugansk;

– i poteri dei deputati comunali e dei funzionari eletti nelle elezioni anticipate, nominati dalla Verkhovna Rada [Parlamento] dell’Ucraina in base a questa legge, non possono essere terminati.

Il documento è stato firmato dai partecipanti del gruppo di collegamento tripartito:

Ambasciatore Heidi Tagliavini [OSCE]

L.D. Kuchma, secondo presidente dell’Ucraina

M.Y Zurabov, Ambasciatore della Federazione Russa in Ucraina

A.V. Zakharchenko [DNR-Donetsk]

I.V. Plotnitsky [LNR-Lugansk]

Ora, per cortesia, qualcuno spieghi quali accordi non siano rispettati dalla Federazione Russa, o meglio ancora, di quali impegni, disattesi o meno, della Russia si sta parlando: non trovo alcun punto a tal proposito. Né può essere altrimenti, giacché l’Unione Europea e la Federazione Russa non sono parti in causa…

sabato 2 luglio 2016

TV russa vietata fuori dalla Russia?

"Non appena la «democrazia» ha sconfitto l'Ucraina, hanno vietato i canali televisivi russi. Non appena la «libertà» ha vinto in Argentina, hanno chiuso Russia Today. Ormai è una tendenza". Guardate che 'sta cosa non è proprio una cazzata. Parliamo di canali che trasmettono via etere a casa loro e via satellite (parabola) nel mondo. In Italia si vede Pervyj, RTR Planeta, Russia 24, più alcuni canali "leggeri", tipo telefilm, musica, televendite, ecc. Altrettanto in Russia: dopo che Berlusconi ci ha criptato i canali Mediaset (ma non era amico di Putin, per la sedicente sinistrorsa salottiera radical chic italiota?), e che un decennio prima ci avevano criptato La 7, siamo rimasti con i tre RAI (di RAI 4 e RAI 5 manco se ne parla), i TG 24 di RAI e Mediaset (Sky è da un decennio che ha criptato), RAI Gulp per i bambini (gli altri, tipo Yoyo, sono criptati fin dall'inizio), Uninettuno (che, francamente, serve solo agli studenti stranieri cultori della lingua italiana, benissimo, ma insomma non è rappresentativa), e ovviamente una miriade di canali "locali" che trasmettono televendite e soprattutto telefoni erotici (non sto nemmeno ad elencarli, ma parliamo di centinaia!!! di canali, peggio solo gli americani pseudoarabi). Insomma, immaginiamo che un qualsiasi Stato e per qualunque ragione vieti le trasmissioni dei canali italiani "seri" bollandola come propaganda (Francia, Belgio, Inghilterra...).

domenica 8 novembre 2015

A proposito di Putin

1)Putin è un dittatore. Secondo la Treccani, "Chi governa o esercita comunque la propria autorità in modo dispotico e intransigente, senza ammettere critiche, opposizioni, discussioni o ingerenze di alcun genere". Putin ha una corposa opposizione, pagata dall'Occidente, ma soprattutto, dimentica la Treccani, il dittatore non viene democraticamente eletto. Non è il caso di Putin.

2)Cecenia. Fa parte della Russia (che, giova ricordarlo, è una federazione, da cui la differenza fra russkie e rossijane) dal XVII secolo (cioè, con Pietro il grande, mica con i comunisti, da quando sono scesi in pianura dai monti). Se però ne vogliamo parlare, vorrei parlare del Trentino dalla Grande guerra agli anni '60 del secolo scorso.

3)Putin fascista. Come ogni (ogni!) famiglia russa, ha avuto morti in famiglia per mano dei fascisti e dei nazisti, e non perde occasione di ricordarlo.

4)Putin finanzia FN, LN e Casa Pound. Attendo qualche prova, soprattutto in virtù del punto 3: in caso contrario, attendo che qualcuno metta in galera i menzogneri pennivendoli italioti.

5)Libertà di stampa. Pioggia D'Argento, RBC, Gazzetta Nuova, giusto i primi che mi vengono in mente. Come? Non se li incula nessuno? E sarebbe colpa di Putin?

6)Omofobia. Personalmente, noi siamo eterosessuali e non abbiamo mai avuto problemi con gli omosessuali. Mai sentito nessuno presentarsi "piacere, omosessuale", oppure "eterosessuale". Noi ci presentiamo per nome e cognome, punto, al limite, se è inerente, aggiungiamo "interprete, giornalista" e quant'altro. In ogni caso, non deve riguardare i bambini.

7)Putin amico del dittatore Assad. Riteniamo dittatori Obama, Clinton, Bush, Renzi, Berlusconi, eppure Putin li chiama tutti (Assad compreso) "partner", e se volete ci da pure fastidio. Il popolo sovrano li ha eletti, il popolo sovrano se li tiene. Assad è sostenuto dal proprio popolo, ma persino dittatori come Hussein, Gheddafi e quant'altri non hanno diritto di ingerirsi negli affari interni di popoli altrui. Serve ricordare gli americani in Corea, Vietnam, Afghanistan, Iraq, Jugoslavia, Libia, Ucraina, eccetera?

8)Aereo russo in Sinai (non in Siria). Attendiamo le indagini. in ogni caso, o era un incidente, e allora che c'entra la Russia (dobbiamo ricordare Ustica?), oppure era un attentato terroristico, e allora che c'entra la Russia (dobbiamo ricordare Ustica?)?

Mark Bernardini

domenica 14 settembre 2014

L'Italia non aderisca alle sanzioni contro la Federazione Russa

Noi, cittadini italiani residenti in Russia, italiani in Italia che intrattengono rapporti professionali con la Russia, e più in generale persone che hanno a cuore i rapporti economici, politici, culturali ed umani tra i nostri due Paesi, esprimiamo la nostra forte preoccupazione e il nostro disappunto per l’estremizzazione del confronto tra Russia ed occidente, che ha già provocato consistenti perdite economiche ed un indebolimento della nostra posizione nel mercato russo, conquistata con una lunga storia di amicizia e di integrazione sociale e professionale.

Assistiamo ad una strategia di comunicazione strumentale ad opera della maggior parte degli organi di informazione italiani ed europei, guidata da posizioni nostalgiche di antiche contrapposizioni ideologiche che speravamo fossero superate da anni.

Il danno è estremamente elevato: nel solo settore agroalimentare perderemo circa 400 milioni di euro nell’esportazione verso la Russia. L’Italia era al secondo posto tra i Paesi europei nei rapporti commerciali con la Russia. Questa perdita potrebbe diventare strutturale ed irreversibile: la Russia non è un Paese autarchico, sostituirà l’Italia con nostri concorrenti del BRICS e dell’America Latina, e ci vorranno decenni per ritornare ai livelli attuali di interscambio. Un interscambio che nel solo primo semestre del corrente anno registra un calo del 6%, parliamo di mezzo miliardo di euro.

Perderemo le opportunità che i crescenti investimenti nel settore petrolifero avrebbero garantito per i prossimi decenni a numerosi contrattisti italiani, che offrono servizi e macchinari a numerose Società anche straniere che operano in Russia.

L’adozione di misure di sanzionamento delle maggiori banche russe e l’impossibilità di ricorrere da parte di queste ultime a linee di finanziamento a lungo termine comporterà tra le altre cose la difficoltà di molti italiani a vedere confermate le lettere di credito.

La posizione dell’Europa – e, con nostro rammarico, del nostro governo – alimenterà quel clima di sfiducia e diffidenza che porterà a contrapposizioni da cui nessuno trarrà beneficio.

State distruggendo decenni di lavoro, di investimenti e di collaborazione proficua e soprattutto di quel clima di rispetto e di considerazione di cui noi italiani abbiamo goduto da sempre.

Vi invitiamo ad un maggiore equilibrio e ad una più marcata autonomia del nostro Paese. Il rappresentante dell’UE a Mosca è l’ambasciatore lituano Vygaudas Ušackas, il rappresentante dell’UE a Kiev è l’ambasciatore polacco Jan Tombiński. E’ così che l’Unione Europea pensa di costruire la sua diplomazia? Qui non è questione di destra o sinistra: se in Italia e Francia governa il centro-sinistra, in Germania, Inghilterra, Spagna, governa il centro-destra, giusto per citare i Paesi più rappresentativi. E non gli Stati Uniti a dover stabilire cosa debba o non debba fare l’Europa con la Russia.

Ci rendiamo conto che confidare in una posizione “fuori dal coro” dell’Italia possa sembrare ambizioso e fantasioso. La storia insegna che, talvolta, il mondo cambia per le scelte coraggiose di qualcuno che agisce per primo, e l’Italia è appena entrata nel suo semestre di Presidenza dell’UE. In fondo, la Francia, cofondatrice della NATO, ebbe il coraggio di uscirne nel 1966 con De Gaulle, rientrando solo nel 2009 con Sárközy. L’Inghilterra, pur facendo parte dell’UE, non ha mai rinunciato alla propria valuta nazionale.

Non stiamo invitando ad uscire dalla NATO, dall’UE o dalla zona euro: ciò esula dalle nostre competenze. Tuttavia, se persino la Finlandia, membro anch’essa dell’UE, ha ora assunto una posizione ufficiale contro le sanzioni, che la danneggiano, non vediamo perché non possa farlo l’Italia. Ci state mettendo in ginocchio, in un momento in cui anche senza sanzioni in Italia si parla di recessione, di disoccupazione che sfiora il 13%, raggiungendo il 43% tra i giovani, di fallimento delle imprese (40 ogni giorno). Vi stiamo dunque invitando a fare una cosa semplice: fare gli interessi di quel Paese a governare il quale siete stati chiamati.

Per firmare, condividere e diffondere questa petizione, cliccate qui.

sabato 7 dicembre 2013

Ucraina, terra di conquista per l'UE

Durante la conferenza stampa di Letta e Putin a Trieste il 26 novembre 2013, fui proprio io a svolgere la traduzione simultanea sul canale televisivo russo di Stato Russia 24. Voglio dire che so di cosa sto parlando. Per ovvie ragioni di spazio, non posso riportare per intero l'intervento di Putin. Voglio però citarne alcuni passaggi, quelli relativi alle vicende ucraine, a seguito della scontata domanda del corrispondente RAI Alessandro Cassieri.

L’Ucraina è uno Stato sovrano, deve decidere autonomamente. Per quanto riguarda le asperità fra Mosca e Bruxelles, forse è proprio qui che sono insiti tutti i problemi. Mi permetto di esplicitare qui le nostre posizioni sulla vicenda. Tra la Russia e l’Ucraina è stato firmato ed è in vigore un accordo sulla zona di libero commercio. Ciò significa che su tutta una serie di posizioni doganali chiave i tassi sono azzerati. In tale accordo è stabilito che se una delle parti sigla accordi con una parte terza, qualunque altro Paese partecipante all’accordo sulla zona di libero commercio ha diritto di recedere dall’accordo stesso, oppure di ritirare quelle agevolazioni che vengono concesse al Paese partner nell’ambito di questo accordo.

Se l’Ucraina firma un accordo sulla costituzione di una zona di libero commercio con l’Unione Europea, essa si assume l’obbligo, e non sono sicuro che lo sappiate, due mesi dopo la firma, di ridurre i tassi doganali dell’85%, e due anni dopo addirittura del 95%. Ciò significa che se noi dovessimo mantenere l’accordo di libero commercio con l’Ucraina, abbiamo tutte le ragioni per ritenere che le merci europee, attraverso l’Ucraina, giungeranno direttamente sul nostro mercato, o come merci europee, o ufficialmente come merci ucraine. Per la nostra economia, ciò costituisce una minaccia reale.

Ecco perché chiederei ai nostri amici a Bruxelles, ai miei buoni amici personali della Commissione Europea, di astenersi da certe brusche affermazioni. Che cosa dobbiamo fare per compiacere loro, strozzare interi settori della nostra economia? In taluni Paesi europei attualmente la disoccupazione ha raggiunto il 25%, ed il 40% tra i giovani. Nella Federazione Russa, la disoccupazione costituisce il 5,2-5,3%, tra le più basse della nostra storia recente.

Ritengo che si debba depoliticizzare questo tema e concordare con la proposta del Presidente Janukovič e discutere tutti gli argomenti in formato trilaterale.

Come che sia, la scelta con chi firmare accordi di libero commercio, di rimanere nella zona di libero commercio con la Russia o meno, è una scelta sovrana dell’Ucraina stessa, e non c’è dubbio alcuno che rispetteremo questa scelta, quale che sia.

Ecco invece come riassume le dichiarazioni di Putin il mensile Russia Oggi, inserto de la Repubblica, in un suo redazionale (quindi, senza firma):

Putin ha affermato che “Kiev non può siglare accordi di libero scambio con l’Europa senza passare per il beneplacito della Russia”, visto che “così era stato deciso negli accordi firmati tra l’Ucraina e la Federazione solo pochi mesi fa”.

Incommentabile, senza scadere nel turpiloquio. Limitiamoci a dire che virgolettare delle affermazioni significa attribuirle, e se non corrispondono al vero, ciò è perseguibile penalmente, non si tratta più di opinioni del giornalista.

La Russia farebbe pesanti pressioni sull’Ucraina. Cosa dire di Barroso, che rifiuta la trilaterale in quanto ingerenza? Lo era anche quella degli Stati Uniti a Teheran nella Seconda guerra mondiale? O in Corea, in Vietnam, in Jugoslavia, in Afghanistan, in Iraq, in Libia, attualmente in Siria? Che dire di noti leader politici non solo lituani, ma soprattutto polacchi e segnatamente tedeschi che, anziché partecipare alla riunione dell’OSCE a Kiev, scendono in piazza e addirittura intervengono dal palco? Cos’è, una manifestazione di internazionalismo proletario?

Vedo i canali satellitari ucraini ed italiani riprendere le ragazzine più carine e definirle rivoluzionarie. No. Un rivoluzionario era Lenin, era Ernesto Guevara, era Nelson Mandela. Queste sono delle manifestanti. Soprattutto considero rivoluzionari chi lotta contro una dittatura, e trovo invece golpisti chi si presenta a libere elezioni democratiche, le perde e allora cerca di prendere il potere con la forza. Così è stato con Juščenko pochi anni fa, nel 2006 – e anche lì l’Unione Europea si è distinta, quanto a ingerenze – così è anche adesso, con il simbolo Timošenko, che invece in galera ci è finita perché avrebbe firmato dei contratti di fornitura gas troppo vantaggiosi per i russi. Insomma, i problemi ucraini sono tutti interni all’Ucraina stessa, sarebbe il caso di lasciare loro il privilegio di risolvere i problemi domestici senza i vari Kaczyński (il polacco più conservatore, cattolico e nazionalista che ci sia) e il liberista tedesco Westerwelle, ministro degli esteri, autore della decurtazione del welfare in Germania.

Su tutto questo il 6 dicembre 2013 presso la redazione italiana della radio di Stato russa La Voce della Russia si è svolta una interessante tavola rotonda, a cui ho partecipato, che consiglio vivamente di ascoltare a chi mi legge.

sabato 22 agosto 2009

Si fa per dire?

Sul venerdì di Repubblica del 21 agosto 2009, leggo un ennesimo stravolgimento della realtà, perpetrato con accanimento, incessantemente, consapevolmente. Per spiegare a cosa io mi riferisca, chiedo scusa a Piero Ottone se prendo a prestito il suo incipit dall’articolo nella medesima pubblicazione, ma su tutt’altro argomento:

Direte che mi ripeto, e avete ragione. Ma si ripetono anche gli eventi dei quali scrivo, e che vorrei che non si ripetessero.

Ebbene, nella sezione Esteri tale Alessandro Carlini racconta il restyling dell’Aeroflot. Hostess avvenenti, gonne accorciate e rinnovo, “si fa per dire” (parole sue) della flotta.

Sulle tratte europee internazionali non si ricorda aereo dell’Aeroflot che sia mai caduto, cosa che non si può dire dell’Alitalia (ricordate l’aereo caduto sulle Alpi al confine con la Svizzera?), ma è un vecchio discorso: se cade un aereo di Air France, cade un aereo della Air France, non della McDonnell Douglas statunitense. Se invece cade un Tupolev degli anni ’70 in Africa, mai revisionato da, che so io, Air Uganda, allora è caduto un aereo russo.

Come che sia, l’Aeroflot dispone di 104 aerei (l’Alitalia di 155, compresi i 57 di Air One, in un Paese grande un cinquantaseiesimo della Russia, a proposito di sprechi), di cui 11 Boeing 767 (l’Alitalia 6), 26 Tupolev 154, 6 Il'jušin 96, 15 A319 (l’Alitalia 12), 31 A320 (l’Alitalia 44), 10 A321 (l’Alitalia 23) e 3 A330 (l’Alitalia 2). Inoltre, l’Alitalia annovera 1 Avro RJ70, che non si producono dal 2003 (ne sono caduti 13), 6 Embraer 170 (72 posti, 850 km/h, analogo del Bombardier e del Super Jet Suchoj-Alenia, vedi sotto), 10 Bombardier CRJ900 (90 posti, 850 km/h), 18 Boeing 737 (ne sono caduti 147, infatti il Business Week lo ha dichiarato l’aereo più pericoloso del mondo) e 10 Boeing 777, 11 MD 80 e 12 MD 82, che non si producono dal 1999, essendone caduti 25 (e qui, al posto degli italiani, mi toccherei nelle parti basse: il Boeing 737 è il suo degno erede). Nel 2009 l’Aeroflot riceverà complessivamente 18 A320 e 6 A330. Dal 2016 (probabilmente il pennivendolo di Repubblica si riferiva a questo), l’Aeroflot riceverà 22 A350 e 22 Boeing 787. A breve dovrebbero arrivare anche 30 SSJ-100, alla cui costruzione ha partecipato anche la Finmeccanica e la Alenia, che evidentemente il pennivendolo ritiene dei fessi. Tanto fessi che è stata confermata documentalmente l’intenzione di acquistarne ulteriori 20.

ModelloAeroflotAlitaliaInizioFine
Avro RJ1700119782003
Embraer 170062002-
Bombardier CRJ9000101991-
Tupolev 15426019682007
Il'jušin 96601993-
MD 8002319801999
Boeing 7370181968-
Boeing 7671161982-
Boeing 7770101995-
Airbus A32056791987-
Airbus A330321992-

Sulla medesima pagina, a conferma (di cosa?), ci informano – questa è grossa, infatti non è firmato – che il 24 agosto è la festa dell’indipendenza dell’Ucraina e della Moldavia dalla… Russia. Stiamo parlando del 1991, appena 18 anni fa, e invece confidano già nella memoria corta degli italiani. Fu quello scellerato di El’cin, fin dalla fine del 1990, a spingere per la secessione della Russia dall’Unione Sovietica, creando non poco imbarazzo alle rimanenti 14 repubbliche, che rischiavano di diventare tante piccole enclave. Nell’agosto 1991 ci fu il tentativo di colpo di Stato, a seguito del quale il 26 dicembre l’URSS cessò di esistere. Il 1° dicembre, 25 giorni prima (non il 24 agosto, quando lo decise il Parlamento), in Ucraina si svolse un referendum per la secessione, cosa peraltro prevista dalla Costituzione sovietica (articolo 72). In quel periodo, seguirono l’esempio della Russia un po’ tutte.

Repetita juvant: secessione dall’URSS, non dalla Federazione Russa, che era solo una delle quindici, anche se la più grande. Il giorno che Bossi attuasse i suoi piani criminali, andrebbe via dall’Italia, non dal Lazio, con buona pace di “Roma ladrona”.

venerdì 21 agosto 2009

Ucrainizzazione

Trovandomi in ferie a Pescara, mi sono imbattuto casualmente nell’orario dei voli dell’aeroporto abruzzese. Ho scoperto così che le uniche due destinazioni europee extra-UE sono Kiev e Leopoli.

Breve digressione. Insisto nella corretta dizione italiana di queste due città, non Kiyv e L’viv, esattamente come, in italiano, si dice Londra, Parigi, Zurigo, Zagabria, Fiume, non siete andati a London, Paris, Zürich, Zagreb, Rijeka.

Torniamo all’aeroporto. Dunque, Ucraina, ma non Russia. Vengono più ucraini che russi? Gli abruzzesi preferiscono andare in Ucraina piuttosto che in Russia? Probabili entrambe le cose. Soprattutto, perché con l’Ucraina c’è il volo diretto. Le badanti sono soprattutto ucraine? Beh, non vedo frotte di badanti ucraine d’alto bordo solcare i cieli abruzzesi.

I giornali italiani hanno pubblicato un rapporto della svizzera UBS sul costo della vita nei vari Paesi del mondo. Tra le città citate dai giornali, per ovvie ragioni, Roma e Milano, le varie città UE, e poi un po’ di città sparate a casaccio. Gli USA, e anche questo è logico, ma anche Tokyo, Johannesburg, Bogotà, Kuala Lumpur, Manila. E, indovinate? Kiev. Niente Mosca e San Pietroburgo.

Parliamo allora di cifre. In Italia, sono residenti 130 mila ucraini. In Ucraina, risiedono 322 italiani (258 famiglie). In Russia, ne risiedono 1.441 (1.018 famiglie). In compenso, l’Italia esporta 10 ed importa 16 milioni di € dalla Russia. I dati ucraini sono talmente irrisori da non essere presi in considerazione nemmeno dall’ISTAT.

Sia ben chiaro, il mio non è un problema di lesa maestà, di simpatie russe ed antipatie ucraine. Però dalle cifre che ho riportato appare ben evidente cosa sia importante per l’Italia e cosa no. E non è questione di gas.

Ogni tanto, i soliti dilettanti che i giornali italiani inviano a Mosca con la qualifica altisonante di corrispondenti, tirano fuori la solita balla di Mosca città più cara del mondo. Quale occasione migliore, questa del rapporto UBS, per far capire qualcosa al lettore italiano? Macché.

Capita anche a me, talvolta, di sentire italiani, sia stanziali che di passaggio a Mosca, lamentarsi rispettivamente dei 6.000 € di affitto mensile o dei 200 € a testa per cenare. Poi si scopre che parliamo di 120 mq sul Nuovo Arbat, che è come dire via del Corso a Roma o via Manzoni a Milano, e che la cena era nel corrispettivo del Savini… I russi “normali” mangiano a più non posso in trattoria a 30 €, magari anche pasteggiando a vodka, e vivono prevalentemente in bilocali di epoca sovietica da 50 mq, di cui sono quasi tutti proprietari. Personalmente, vivo nelle medesime condizioni, pagando 700 € di affitto.